GLI SCARPONI. Racconto scritto da Federico Girardi III Cucina B per "allenarsi" al concorso "Premio del Libro di Montagna”

GLI SCARPONI.  Racconto scritto da Federico Girardi  III Cucina B per "allenarsi" al concorso "Premio del Libro di Montagna”

GLI SCARPONI

Ricordo come se fosse ieri il giorno in cui sono stato separato da tutti i miei amati fratelli. Da quel giorno ormai sono passati due anni, due anni in cui ho girato gran parte del mondo insieme al mio padrone.
Quando venni adottato mi ricordo che fuori pioveva molto e me ne stavo sugli scaffali, circondato da miei fratelli, ad osservare le persone che entravano sole ed uscivano portandosi dietro uno di noi. Ho passato svariati mesi su quegli scaffali aspettando che qualcuno mi adottasse.
Un giorno arrivò davanti a me un uomo, avrà avuto trent'anni, era molto alto e gentile. La cosa che mi è rimasta più impressa furono i suoi occhi. Erano di un bel verde chiaro, molto profondi e in cui si poteva chiaramente vedere una grande solitudine. Mi prese in mano, mi indossò e nella frazione di un secondo ero già alla cassa in una busta di carta.
Da una parte ero contento di essere stato adottato, in fondo sono stato creato proprio per questo. Il mio scopo è quello di accompagnare gli escursionisti fino al raggiungimento della loro meta.
La prima volta che il mio padrone mi indossò era una bella giornata d'inverno, partimmo la mattina presto, per diverse ore camminammo nella neve alta, era proprio una tortura, ero completamente fradicio e congelato. Arrivammo sulla cima molto velocemente, certo che Luca, il mio padrone, aveva un passo molto spedito. Sulla cima c'era una vecchia baracca malridotta che accoglieva tutti gli escursionisti.
Appena entrati, Luca accese un fuoco e mi mise lì vicino, così mi sarei scaldato ed asciugato. Luca si mise a parlarmi, sì, se qualcuno l'avesse visto l'avrebbe preso per pazzo, ma riuscivamo a capirci a vicenda. Mi raccontò tutta la storia della sua vita.
Fin da piccolo Luca era sempre rimasto da solo, nessuno voleva essergli amico, ma adesso aveva incontrato me e non sarebbe più rimasto in solitudine fino alla fine dei suoi giorni.
Quello era l'inizio di una fantastica e stramba amicizia, sembra quasi impossibile che un paio di scarponi possa diventare il miglior amico di un umano. Passammo indimenticabili giornate insieme, visitando ogni cima del Trentino, ogni rifugio d'Italia ed ogni città del mondo. Era tutto fantastico, ma un giorno Luca trovò una ragazza, lei era bellissima, aveva dei lunghi capelli biondi, degli occhi di un azzurro intenso e aveva un profumo molto penetrante.
All'inizio ero molto contento per lui, ma dopo un po' iniziai a rattristarmi, Luca iniziava a passare sempre più tempo con Mara, la sua nuova fiamma, e sempre meno tempo con me, fino al giorno in cui mi mise in un armadio con altre vecchie scarpe. Ci rimasi molto male ed iniziai a maledire il giorno in cui lui incontrò Mara.
Passarono giorni, settimane... mesi.
Finalmente arrivò il giorno in cui mi ritirò fuori da quell'armadio.
Mi calzò e partimmo all'alba. All'inizio non sapevo dove stavamo andando, ma dopo un po' riconobbi il sentiero, stavamo andando sulla prima cima che avevamo “conquistato” insieme, ma mancava la neve e non sembrava più lo stesso posto. Arrivammo alla baracca situata in prossimità della cima, entrammo e Luca accese il fuoco mettendomi lì vicino, anche se non ero bagnato. Tutto ricordava la prima volta che andammo lì, ricordava l'inizio della nostra amicizia. Ormai avevo capito il significato di quei gesti.
Entrambi rimanemmo a lungo in silenzio, ma tutto d'un tratto Luca cominciò a parlare delle nostre varie avventure, aveva un grande sorriso stampato in faccia. I suoi occhi non mostravano più solitudine, adesso si poteva chiaramente leggere una grande felicità. Iniziammo a parlare e a commentare tutte le nostre varie avventure. Le ore passarono velocemente e prima che ce ne accorgessimo era calata la notte. Fummo costretti a passare la notte in quella baracca, ma fu molto divertente. Passammo tutto il tempo a parlare del più e del meno (avrò dormito al massimo due ore!). Al sorgere dell'alba ci sedemmo fuori e la ammirammo in tutto il suo splendore.
Sapevo che questo sarebbe stato il momento perfetto per parlare del vero motivo per cui eravamo venuti qui. Appena finito di pensarlo subito Luca iniziò a parlare, ormai lo conoscevo veramente bene. Mi propose una cosa, era proprio quello che mi aspettavo dal mio padrone. Mi propose di fare un viaggio, un ultimo viaggio, la meta l'avrei dovuta decidere io.
Optai per l'Australia, se fosse stato il mio ultimo viaggio mi sarebbe tanto piaciuto andare lì. Luca fece lo zaino e subito ci incamminammo verso il fondo valle. Due giorni dopo partimmo. La prima tappa fu andare a vedere i canguri, la seconda fu il Grand Canyon. Una sera ci recammo in un piccolo villaggio sperduto. Trovammo un posto dove dormire con facilità. Alle prime ore del mattino ci alzammo e ci mettemmo ad “esplorare” il villaggio. Poco distante trovammo un albero, era l'unico nel raggio di due chilometri ed era molto particolare. Non potevo credere ai miei occhi, sugli enormi e imponenti rami erano appese una moltitudine di scarpe di diverso tipo.
Luca ed io subito ci illuminammo, quell'albero era il posto perfetto dove dirsi addio, ossia lo scopo di quest'ultimo viaggio. Non ero terrorizzato o spaventato, ero felice, ero contento di questa vita passata ai piedi di Luca. Luca mi prese in mano, ci guardammo a lungo, ma nessuno diceva niente. Ad un tratto Luca mi chiese se mi aveva deluso, ma subito gli risposi di no, non potevo desiderare vita migliore. Lui mi ringraziò e mi disse che ero stato il suo primo vero amico. Quelle parole mi resero molto felice. Non ci dilungammo oltre. Ormai io non servivo più, adesso lui aveva Mara al suo fianco e questa cosa mi rassicurava. Luca mi legò i cordoni e con una grande spinta mi lanciò sui rami più alti di quell'albero, da lì potevo vedere il villaggio vicino e scorgere anche il mare. Era una vista magnifica. Luca se ne andò, a piedi nudi, non voltandosi indietro, se l'avesse fatto non sarebbe riuscito a lasciarmi lì, ne sono certo. Sono molto felice di essere stato “adottato” da Luca, non avrei potuto immaginare padrone ed amico migliore.

realizzato da net wise